Il motore del 2000 sarà bello e lucente
Sarà veloce e silenzioso, sarà un motore delicato
Avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina…
Lo potrà respirare un bambino o una bambina. (L.Dalla)
Il problema del traffico non è solo il peggior problema di Palermo, come scopriva Benigni nel film “Il Mostro”. Non è più neanche una questione privata, di fastidio per non saper dove andare a spasso con il pupo nel passeggino o di orari delle sveglie da anticipare per non restare intasati sulle tangenziali o di partenze intelligenti per le vacanze. Il traffico è ormai una questione di vivibilità quotidiana delle nostre città. Il mostro automobile ha monopolizzato le nostre strade trasformandole nelle sue strade, ha deciso luoghi, fingendo di semplificarci la vita ha invece ridotto la nostra libertà. Quante volte abbiamo deciso di non andare in un posto perchè “poi dove parcheggio?” o solo smesso di uscire la sera per paura di una multa o anche due? Ma come le scimmiette che non imparano dai propri errori, coatti nel ripetere sempre i medesimi, i cittadini non riescono a far altro che stringersi intorno al collo la catena da loro stessi forgiata, trovandosi ogni giorno rinchiusi in una aia sempre più stretta. Eppure.
Nel 1978 un piccolo libercolo apriva le menti non ancora angustiate nelle maglie della modernità ad una gustosa possibilità. Quell’anno usciva alle stampe “L’elogio della bicicletta” di Ivan Illich e in quel centinaio di pagine c’era un pò tutto quello che si dovrebbe sapere per iniziare a pensarla diversamente. In tempi non ancora tanto critici si parlava già di come la crisi energetica avrebbe monopolizzato la nostra vita e di come la scelta del traffico avrebbe impoverito non solo il nostro di fuori ma anche il nostro di dentro. Come per tante tragedie annunciate a cui pure sembra impossibile sottrarsi, il testo del filosofo figlio del mondo apriva gli occhi sulla situazione immobilizzante in cui tutti stavamo scegliendo di incastrarci e allo stesso tempo offriva una semplice alternativa : la bicicletta. Agile, ecologica, economica, facile da parcheggiare e persino salutare, la bicicletta era la piccola rivoluzione che veniva proposta come risolutrice di tanti problemi complessi. Eppure a tutt’oggi chi usa la bici in città sembra dover appartenere a gruppi di alternativi giovanili o idealisti incoscienti. Come sempre tutto ciò che non porta profitto viene visto come pericoloso dalle nostre parti!!I gruppi nati negli ultimi decenni, le varie masse critiche sono sempre guardati con sospetto. Sono quelli che si mettono nudi al sellino, sono quelli che non fanno andare a far la spesa, sono i ragazzi incivili dei centri sociali con una delle loro stramberie. Ma la Critical Mass, ufficialmente nata nel 1992 a San Francisco, è più di un fenomeno. Potrebbe essere una reale possibilità di cambiamento a costo zero delle città. Ma come convincere chi non molla la sua macchina neanche per andare a comprare le sigarette? Peggio, come insegnare a chi guida in città che la macchina non è un simbolo di potere di vita o morte sull’altro, più chiaramente sul vicino non motorizzato? Una nuova educazione alla strada che includa i diritti del ciclista di città, può esistere?
Eva Bohdalova aveva 28 anni e si spostava a Roma in bicicletta. E’ morta, investita da un taxi in via dei Fori Imperiali meno di due mesi fa. Dopo di lei per poco, come sempre, qualcuno ha riflettuto un pò. Sempre a Roma, è nato il coordinamento “Di traffico si muore” che lotta per il bisogno di creare una educazione urbana alla convivenza. A dicembre il comitato ha realizzato per i giornalisti una inconsueta conferenza stampa, invitando i partecipanti ad armarsi di bicicletta e “simulare” una giornata per le vie della città. Motivo? Fargli vivere sulla propria pelle i pericoli del muoversi ecologico, stimolando una discussione da portare all’Assessore all’Ambiente Fabio De Lillo. I militanti della bicicletta chiedono visibilità e, coraggiosamente, propongono una vera e propria rivoluzione. Quella di trasformare Roma in una città europea, come già altre hanno fatto, rendendo ciclabili le corsie preferenziali per offrire più sicurezza a chi non vuole spostarsi in macchina. I morti di traffico ci sono stati e continuano ad esserci. La città va educata in termini di convivenza urbana e in questo senso il comitato sta lottando per una nuova educazione stradale che includa la tutela di chi si sposta in bicicletta, determinati ad andare avanti finché un’altra idea di traffico non sarà possibile. Pedalata dopo pedalata. Auguri.
Conclusioni non sono possibili, ma sarebbe bello se ogni tanto ci si pensasse motore e non “schiavi” dei nostri mezzi.
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