SpiacCikada

Nera come il Carbon

Se vuoi sognare e hai bisogno di un tonico, rovescia la coppa del cielo e beviti l’azzurro!
(L. Vidales)

Da bambini per metterti in crisi ti si chiedeva : “Preferiresti un mondo senza musica o senza colori?” Da parte mia ho sempre risposto “Senza Musica” per poi puntualmente correggermi ” No, no, senza colori” e così all’infinito. Per evitare che le prossime generazioni abbiano di che aver dubbi, stiamo semplificando la questione. Semplicemente, annullando la seconda possibilità. Stiamo perdendo i colori. Non è solo una questione di ecologia, ma di fantasia e con essa di salvaguardia del futuro dell’umanità, soprattutto di quella dei bambini a venire. Le favole dark affascinano solo perchè conosciamo il colore, il solito gioco del nero e del bianco ha sempre un senso. L’arcobaleno ai suoi piedi ospita ancora una pentola piena di monete d’oro ma già solo vederlo spuntare dopo una pioggia estiva mi riempie le tasche di qualcosa di difficilmente valutabile. Il colore segna i nostri apprendimenti.Impariamo che l’amore è rosso, il sole giallo, il cielo azzurro. Gli orsetti del cuore di quando ero bambina avevano caratteristiche diverse a seconda del colore così come i Barbapapà. Il colore è sempre stato diversità, il piacere delle mani sporche, la creatività. Imparare ad apprezzare il nero passa attraverso l’assimilazione di tutta una vasta gamma di colori, altrimenti approdarci direttamente senza vedere sfumature che non siano grigie è roba da perderci la testa. Eppure il nero più nero sta diventando protagonista del mondo fantastico di milioni di bambini. Un nero carnale, che entra nel sangue, che scorre con lui e avvelena, la salute e la fantasia. Ci sono bambini che non immaginano quasi cosa sia un girasole perso tra dei papaveri o semplicemente una mattina col cielo azzurro e i genitori di questi bambini vivono con il peso di aver cancellato dal loro cielo il colore per mettere al suo posto un nero pece che gli cola addosso. Ma non avevano scampo.

Nel 2008 Peace Reporter scriveva di una delle 10 città più inquinate del mondo: Linfen, Cina. Prima questa cittadina era detta “la città della frutta e dei fiori”, ancora prima, nella leggenda, era una capitale del regno dello Yao, conosceva il giallo del grano e i suoi bambini correvano per il piacere di vedere un mondo correre con loro. Come in un film di Miyazaki poi è venuto il male, il nero, il boo crudele che si è mangiato tutto. Finiti i colori, finito il grano, morte le carpe del fiume. Solo che il Mostro non era un disegno, ma molto similmente a come spesso accade nei film del disegnatore giapponese era una creatura tutta di origine umana. Sua Maestà il Carbone si era appropriato delle terre di Cina e soprattutto di Linfen. Perchè se la Cina è diventata una potenza, se il Pil è cresciuto come un bimbo ipernutrito lo si deve a questo fossile, così apparentemente inoffensivo. Ma ilCarbone è uno dei combustibili fossili più inquinanti esistenti e la magia del boom economico si è trasformata per gli abitanti di tantissime città come Linfen in un incubo nero pece da cui sembra sempre più difficile svegliarsi. Mentre si urlava per le strade, inneggiando Sua Maestà il Carbone, mentre se ne produceva ancora di più e di più nelle miniere spesso illegali o quantomeno non conformi, le città di Cina lentamente morivano, la qualità dell’aria peggiorava, i colori di Linfen si assottigliavano, il grigio regnava ogni giorno di più, i colori restavano nascosti negli astucci di scuola. Così quest’anno su Repubblica si legge che Linfen si è guadagnata la palma di città più inquinata del mondo. I racconti che se ne leggono mettono una strana sensazione addosso, diversa dalla paura e più inesorabile della tristezza, colorano l’anima di desolazione. Cosa disegneranno quei bambini che respirano veleno? Cosa sogneranno nelle loro case nere, nei loro lettini grigio perla, sotto quel cielo scuro che non lascia vedere le stelle e che nasconde il sole se non per poche ore al giorno? In India già si parla della prima generazione di bambini deformi per cause d’inquinamento, Sir Carbone, sempre lui, eppure non ci basta e le nostre città stanno perdendo sempre di più i colori.Con i colori cola via la fantasia e con il suono delle risate dei bambini se ne va quella gioia vitale che porta alla riflessione e alla ribellione. Sotto un manto di polvere nera i sogni si affievoliscono e muoiono. Ironia della sorte non avremo neanche più fiori da portare sulla loro tomba.

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