Parte ogni anno, a volte poco prima a volte poco dopo. Non è possibile scamparla. La fatidica domanda è ormai nell’aria come un pesante gas nervino e abbiamo solo altri 25 giorni per trovare come salvarci. Anche quest’anno è scattata la lotteria del “Cosa fai a Capodanno?” . Ingestibile ed indigeribile come tutti gli anni. I più timorosi del confronti sono salpati per terre lontane per avere la scusa di non rispondere al cellulare, per poter dire a gennaio “Io ero fuori”. Va bene qualunque paese, dall’India a Roccacannuccia, da New York a Zagarolo. Eppure, mi chiedo, nessuno parla mai del Capodanno come uno dei giorni più belli della sua vita, nessuno ne ricorda più di tre o cinque accettabili nel corso di tutta una vita. Anzi. La data del 31 dicembre se ti va bene è contornata della tristezza del bilancio dell’anno giunto al capolinea e se ti va male, lasciamo perdere. Se tutto va bene ci saranno feriti, lavatrici per le strade, pensieri alcolici parecchio sopra la norma. I discorsi dei presidenti alle TV saranno inutili e noiosi e raramente regaleranno spunti reali di riflessioni. Gli amici spariranno nel momento peggiore e i locali avranno prezzi da capogiro da vergognarsene. Quindi io non capisco.Non capisco eppure ci sono anche io a guardare l ‘agenda e a pensare a dove sarò. Non posso neanche dire che almeno sono giorni di festa, rubata all’impegno del lavoro. Sono disoccupata. Il bisogno di evadere, di pensare alla famiglia, di far finta che vada tutto bene. Richiamare quella vecchia zia sempre sola, la ricerca spasmodica di un locale che non sia un salasso, il ripetere per ogni cosa ” Perchè quello che si fa al primo dell’anno si fa tutto l’anno”. Azzerare tutti i discorsi con la parola “consumismo” mi pare una mossa meschina. E’ vero. Si tratta di puro consumismo, dai ceci secchi della tombola al top di paillettes da 200 euro da farsi strappare prima delle 23.45, dal prezzo del cenone, che costa 6 volte più di una settimana in pizzeria, ai bicchieri di plastica dorati per lo spumante. Io se bevo lo spumante vomito. Sarà per questo che il Capodanno lo trovo stancante? Mi viene in mente a cui diedero del grottesco mentre ogni giorno di più mi pare sia vergognosamente realistico. Parlo dell’Ultimo Capodanno (1998) un filmetto di Marco Risi non troppo fortunato nato, mi piace immaginare, da qualche cotechino di troppo. Dallo spettro di qualche tombola di sicuro. Perchè tutto a Capodanno è troppo. L’umanità impazzisce, come a tutte le feste programmate perde la testa, si affanna. Si affanna per la gioia di essere sopravvissuta ad un nuovo anno o per la meraviglia di averne uno nuovo davanti. Il 2010 sarà l’anno della Tigre , lo dice l’ oroscopo cinese. Anche io sono della Tigre quindi ronfo di felicità. Magari porta bene. Magari la gente prende ad essere onesta, a provare rabbia per le ingiustizie, a ridare valore alle idee e meno alle borse in pelle. E se capitasse sul serio? se l’anno nuovo fosse sul serio un anno di consapevolezza e integrità morale? se gli idraulici costassero meno e le compagnie telefoniche non truffassero i clienti? ma la realtà non è per i sognatori e il prossimo sarà probabilmente un anno “qualunque”. E io non so cosa fare a Capodanno.
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